Quando pensiamo al mondo del lavoro, ci immaginiamo un universo complicato dalle mille sfaccettature; il che è assolutamente vero. Allo stesso tempo pero, è possibile ricorrere a delle categorie che ci permettono di mettere un po’ di ordine. Una di queste, tra le più importanti in assoluto, è il lavoro autonomo. Nell’articolo in questione, cercheremo di fare chiarezza sulla figura del lavoratore autonomo e sulle specificità di questa figura.

Lavoratore autonomo: definizione

L’ordinamento giuridico italiano prevede espressamente questa figura, attraverso la definizione del lavoratore autonomo contenuta nell’articolo n. 2222 del codice civile; nello specifico, la troverete nel libro V dedicato per l’appunto al lavoro. Tale definizione, in breve, si preoccupa di chiarire le circostanze in cui una persona può considerarsi lavoratore autonomo.

Come avrai notato, non ci stiamo riferendo quasi mai – eccezion fatta per l’introduzione – al lavoro autonomo, ma sempre alla persona che lo esercita. Il motivo è che l’espressione lavoro autonomo ha una valenza troppo generale, utilizzabile per riferirsi al lavoro non dipendente tout court. La realtà poi, è molto più dettagliata. Un esempio concreto? Lavoratore autonomo o ditta individuale: da molti considerati come la stessa cosa, ma in realtà due figure ben diverse.

Lavoratore autonomo definizione

Cosa fare per diventare lavoratore autonomo

Quando parliamo di lavoro autonomo quindi, stiamo parlando di una persona che semplicemente ha deciso di mettersi in proprio, ovvero svolgere la libera professione; indipendentemente dalla formula che poi verrà scelta. Questo decisione – per l’ipotesi del lavoratore autonomo e della ditta individuale – dovrà per forza avvenire attraverso l’apertura della partita Iva; requisito imprescindibile per avviare un attività lavorativa non subordinata.

Tra le tipologie di lavoratore autonomo – tra cui ricordiamo rientrano i professionisti (cioè i prestatori d’opera intellettuali come l’avvocato) – oggi giorno è molto diffusa la figura del lavoratore autonomo occasionale.

Contributi del lavoratore autonomo

Questione spinosa, e non solo nel caso della libera professione, quella dei contributi del lavoratore autonomo. Rispetto alla gestione dei contributi del lavoratore subordinato infatti, il soggetto che svolge l’attività lavorativa in maniera non dipendente sarà il diretto responsabile di assolvere ai doveri relativi al versamento dei contribuiti previdenziali. Di seguito abbiamo elenchiamo tre punti fondamentali in materia di contributi:

Lavoratore autonomo e pos

Non solo problemi teorici-burocratici, ma anche più concreti. Quando si parla di lavoratore autonomo gli interrogativi a cui rispondere sono dietro l’angolo. Un esempio al riguardo?  Il dilemma del Pos per il lavoratore autonomo; un vero e proprio classico in materia.

Proprio il tema del Pos (specifichiamo, per i non addetti ai lavoro, che stiamo parlando della macchina per effettuare il pagamento con bancomat e carte di credito) sarà prossimamente oggetto di una nuova normativa che inciderà sostanzialmente sull’obbligatorietà di questo strumento.